Abbazia del Polirone

L'ingresso dell'Abbazia del Polirone, del XVIII sec., reca alla sommità del­l'arco lo stemma del monastero mitria e pa­storale: i simboli del potere abbaziale e in cima all'edificio la statua di San Benedetto. Varcato il portone si entra nell'antico 'cortile' dell'abbazia, ora piazza Teofilo Folengo, che un tempo era porticato. La vista dei monumenti è davvero impressionante. A destra la foresteria, con un'entrata monumen­tale del 1795 e una statua di Matilde di Canossa, al vertice del frontone neoclassico. Il campanile, di fondazione romanica, presenta interventi successivi soprattutto nella cella campanaria.



Il fianco e la facciata della basilica denunciano elementi gotici, nella cornice del tetto, rinasci­mentali, nel fianco e nella zona inferiore della facciata, e neoclassici, nella loggia sopra l'in­gresso. L'antico definitorio dell'abbazia è ora sede della parrocchia. Da ultimo, a sinistra, il refettorio dei monaci, ora Museo dell'Abbazia. Davanti a tale monumento si lamentano le per­dite edilizie più evidenti (le cucine e il lato ovest del chiostro di S. Benedetto). Le altre cadute sono avvenute a nord del complesso monastico: due ali del chi ostro dell'Infermeria Nuova e la loggia. Attraversata la piazza, ci si avvicina alla facciata della basilica, dopo essere passati tra due pilastri della balaustra con statue di apostoli (XVII sec.). Questa zona era il cimitero del monastero.
La chiesa del cenobio (costruita in tempi diversi dall'XI sec.) presenta una facciata edificata in due tempi (XVI e XVIII sec.); la parte bassa è opera di Giulio Romano che, a partire dal 1539, lavora al restauro dell'intero edificio.



Della metà del XVI sec. sono le tre porte lignee, stupende, e le tre statue di Adamo, Eva e Davide (un tempo erano otto; le rimanenti furono col­locate successivamente all'interno della chiesa) di Antonio Begarelli. Sopra la porta d'ingresso un affresco del Bazzani.L'interno, solenne e di grandiosità insospetta­bile, presenta evidenti tracce delle fasi di co­struzione. Romanici sono infatti il deambula­torio e le colonne, murate, ma ancora visibili, nel presbiterio, mentre gotici sono il tiburio e le volte. Tuttavia i lavori di Giulio Romano hanno permesso di creare su preesistenze un interno raffinato ed omogeneo. A tre navate, divise da serliane, l'ambiente presenta un colore avorio, dorature e affreschi molto simili, per tonalità e disegni, a quelli di Palazzo Te a Mantova. Anzi la sala dei Venti ha un soffitto identico a questo nelle campiture geometriche.

La luce entra da finestre circolari dal lato sud della na­vata e dalle finestre delle cappelle. Alcuni lavori sono del XVIII sec.: il ciclo di tele, raffiguranti storie dell’Antico e Nuovo Testa­mento, della navata maggiore è di Paolo Zi­mengoli (1726), l'altare è del 1743; l'organo, in controfacciata, di G. Bonatti è del 1726.
Set­tecenteschi sono anche i cancelli che dividono le navate dal deambulatorio e che chiudono le cappelle laterali. Mentre il coro ligneo, dietro l'altare, è del 1550 e forse su disegno di Giulio Romano. 
Nel tiburio si notano figure profetiche della Bib­bia della scuola dello stesso. Nell'abside, sistemata nel XVIII sec., era col­locata un'enorme pala, ora al Louvre, di G. M. Bedoli che raffigurava l'Adorazione dei pastori, meta finale per chi compiva il pellegrinaggio a Polirone, per adorare l'incarnazione e il mistero di Cristo. 

Le navate presentano un arredo straordinario di statue create dal Begarelli e dipinte in bianco e oro come testimonia la statua di S. Benedetto. Continuava così l'idea di creare un am­biente eburneo e dorato; come un portagioie, che conserva il gioiello più prezioso per i cre­denti: il Corpo di Cristo. Le statue ornano gli ingressi delle cappelle la­terali dedicate a santi polironiani (es. 1a a sinistra a San Simeone 1016, il cui corpo riposa nel­l'altare) e santi benedettini (es. S. Placido, S. Giustina, S. Girolamo). Nella prima cappella a sinistra, come detto riposa il corpo di S. Simeo­ne; la pala d'altare “La Fede e 4 santi bene­dettini' è di Girolamo Bonsignori (XVI sec.). La seconda cappella è dedicata a S. Sebastiano e l'altare è probabilmente neoclassico. La terza cappella è dedicata a S. Placido e la pala d'altare è di Giuseppe Bottani (1776). La quarta è de­dicata a S. Giustina e la pala d'altare “La vi­sitazione' è di Fermo Ghisoni (XVI sec.).  La quinta è di S. Ambrogio e la pala d'altare “S. Pietro e Cristo' è una copia da Giulio Romano. Nella sesta cappella, un tempo andito che im­metteva nel chiostro di S. Benedetto, si possono ora osservare resti romanici dell'ingresso della chiesa di S. Maria. Infatti dal transetto di sinistra si accede alla chiesa di S. Maria (XII sec.), ad una navata, con transetto, un tempo triabsidato, adi­bita alle esequie dei monaci e a particolari li­turgie.  

Nella parte centrale del pavimen­to rimangono frammenti di mosaici della metà del XII sec., che illustravano la lotta del bene contro il male, con iconografie assai simili ad altri 'tappeti' ro­manici. Vicino all'altare, ben visibili, le quattro virtù cardinali che trionfano sugli elementi ma­lefici. All'altare 'Madonna' del Ghisoni” (XVI sec). Nel deambulatorio sono ubicate tombe di benefattori del monastero e statue del Bega­relli. Dal transetto di destra si accede all'ambiente in cui è collocata la tomba (vuota dal 1633) di Matilde. Sempre da questo ambiente si vede, oltre il cancello, la splendida sagrestia con pa­vimento, arredi lignei e volte della metà del XVI sec. È sicuramente il più elegante degli ambienti monastici ed immetteva nel reliquiario esistente oltre le porte al fondo. 

Nella navata di destra si aprono le cappelle di S. Michele, con pala di P. Zi­mengoli (sec. XVIII) raf­figurante S. Floriano; la cappella di S. Giovanni Battista, con pala d'altare “La Donna dell’Apocalis­se' di Antonio Maria Via­ni; di fronte a tale cap­pella il quadro “S. Nicola eletto vescovo di Mira' copia dal Veronese, che eseguì altre due tele per le cappelle successive.  Cappella di S. Nicola, con pala di G. Cignaroli (1748), cappella di S. Antonio abate, copia dal Veronese sull'altare; cappella di S. Gerolamo (altra copia da Vero­nese). 

Prima di uscire si consiglia la visita del piccolo, ma straordinario, Museo Parrocchiale (3a cappella a sinistra) che conserva: corali, mar­mi romanici, un candelabro dell'XI sec., un re­liquiario rarissimo eburneo, del XII-XIII sec., un lavabo in marmo rosso del XV sec. Usciti dalla chiesa, a destra è il defi­nitorio, oltre, il refettorio (1478 ca.) che custo­disce il Museo dell'Abbazia. Il salone, di quattro campate, aveva l'accesso da est, pertanto si consiglia di portarsi al fondo del salone per osservare in tutta la sua maestosità l'affresco del Correggio (parete ovest), del 1513-­14 commissionato da G. Cortese. La finta pro­spettiva, molto scenografica, contiene la 'cena di Gesù' (l'originale di G. Bonsignori non è più in loco), che ha i suoi precedenti biblici nel 'sacrificio di Isacco' asinistra e 'l'offerta di Melchisedech' adestra (a monocromo). Nel re­fettorio sono raccolti frammenti marmorei ro­manici (i mesi) e gotici; statue provenienti dal monastero, reperti archeologici (romani), e una interessante serie di ceramiche medioevali e ri­nascimentali. 

Usciti dal refettorio, a sinistra, si vede quanto resta del quattrocentesco Chiostro Maggiore (o di San Benedetto) che precedeva il Capitolo. Tornati alla piazza Folengo, a sinistra è il fianco della chiesa, che richiama i cortili del Belvedere di Bramante in Vaticano, e subito dopo l'in­gresso alla foresteria, che porta al Chiostro dei Secolari (XV sec.). Si presenta ora ricco di ornamenti barocchi, che nel monastero sono assai rari, ma significativi; erano eseguiti solamente negli ambienti visitati da estranei, in modo da dimostrare che il com­plesso era continuamente restaurato, anche in momenti di crisi.

Nel giardino si vedono, a destra, la statua di Te­daldo di Canossa e in un ambiente, affreschi del XV-XVI sec. 'Cro­cifissione' e”Allegoria della morte'. A sinistra, attraverso una porta nell'atrio dello scalone barocco (1674), che conduceva all'ap­partamento degli abati, si passa nel corridoio retrostante la chiesa e quindi nel singolare, raccolto chiostro di S. Simeone (XV sec., ma già nel XII sec. qui esisteva un chiostro). Esso ospitava nella parte superiore l'Infermeria Vecchia, la biblioteca, la casa dell'abate e parte dei dormitori. Nella parte inferiore (tardo gotica) vi erano ambienti di servizio, il Capitolo e S. Maria. 

La decorazione ad affresco (la più antica è del XV sec.), raffigura episodi della vita di S. Si­meone (XVI sec.), monaco armeno, morto a Polirone nel 1016 e consigliere dei Canossa. Attraverso un passaggio nel lato nord, si può visitare la biblioteca monumentale (esterno), e ancora più a nord si vede la infermeria nuova della fine del XV sec.: nel seminterrato era ubicata la cantina e nei due piani rialzati due serie di camere si affacciano sul corridoio centrale. Ritornati allo scalone barocco si sale al primo piano ove un tempo erano le residenze del­l'abate, l'appartamento dei Principi, a destra del grande corridoio di ingresso, e l'archivio, in fon­do a sinistra, nonché il dormitorio dei monaci e la biblioteca (restaurata nel XVIII sec.).

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