Palazzo Te

Il mecenatismo dei Gonzaga, non disgiunto dal desiderio di vivere in ambienti raffinati ed estremamente personalizzati, richiamò a Mantova artisti di grande talento che diedero alla città un’impronta urbanistico-artitettonica indelebile.
Se Ludovico II fu l’ispiratore dei preziosi affreschi mantegneschi di Palazzo Ducale, Federico determinò la fortuna della Villa del Te, affidando a Giulio Romano la stesura del progetto. L’artista, nel 1525, si mise al lavoro per erigere, in un luogo paludoso ai margini della città, il palazzo che doveva servire al tempo libero e agli ozi del Signore di Mantova.



L’opera si concluse circa dieci anni dopo e si rivelò immediatamente come il frutto dell’ingegno versatile ed estroso di Giulio Romano: un’ampia costruzione a pianta quadrata, su un unico piano, realizzata intorno ad un ampio giardino chiuso più tardi, nel XVIII secolo, da un’esedra.Da non perdere, la Sala dei Cavalli, quella di Amore e Psiche (la sala da pranzo del Signore e dei suoi ospiti), la Sala dello Zodiaco con forme che riproducono i segni zodiacali, la Sala delle Aquile, il superbo volto della Loggia d'Onore e la Sala dei Giganti, senz’altro l’esempio più prestigioso della fantasia e della creatività di Giulio Romano: il soggetto è mitologico, la scena è resa terribile dalle figure colossali dei Titani impauriti dalla furia di Giove; pareti e soffitto, a volta, si fondono dando origine ad un singolare effetto acustico.




La 'nuova e stravagante maniera' di Giulio Romano ha suscitato reazioni antitetiche tra i visitatori: tanto piaceva a Giorgio Vasari da farlo tornare a Mantova per rivederla, mentre tre secoli dopo Charles Dickens inorridiva per quei dipinti 'inconcepibilmente brutti e grotteschi'. Lo shock emotivo è sempre profondo, per la drammaticità della rappresentazione, ma la sala presenta un'altra bizzarria, che sposta l'atteggiamento del visitatore ad un gioco divertente, creato dall'acustica dell'ambiente.
Sussurrando, a faccia rivolta verso il punto d'incontro fra due pareti, le parole vengono chiaramente intercettate dalla parte opposta. Se n'erano accorti fin dal '500 e così perfino personaggi famosi non hanno resistito alla tentazione di provarci, a costo di far scattare l'allarme sonoro protettivo. 

Tante volte, al visitatore di Palazzo Te, sfugge il piccolo appartamento, ora detto della Grotta, in fondo all'Esedra che sembra contrapporsi alla colossale Sala dei Giganti. Nei documenti viene indicato come Giardino Segreto e, infatti, le aiuole ci sono e l'elegante loggetta crea un effetto patio. Ricchissima è la decorazione pittorica che lascia un tocco di mistero lasciato con le scene rappresentate nella volta, forse un'allegoria della vita. Attraversato il giardino, si entra nella Grotta, un ambiente dalle immagini oscure nei significati ma con il fascino immediato delle rocce e dei rivestimenti madreperlacei, i pochi che si sono salvati dal saccheggio dei vandali d'occasione.

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