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Palazzo Ducale è senz'altro il più importante monumento della città di Mantova. Conosciuto anche come la Reggia dei Gonzaga, esso rappresenta un fenomeno architettonico a sé stante della città vecchia, per ampiezza, imponenza e per le innumerevoli articolazioni degli edifici che lo compongono. I Gonzaga, signori della città per quasi quattro secoli, erano soltanto duchi, ma crearono nei secoli la loro “Versailles”: fastosa, straordinaria sequenza di oltre 500 ambienti su di una superficie di 34.000 metri quadrati, con 15 fra cortili, piazzette e giardini, anche pensili.
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I blocchi della Reggia sorsero in epoche diverse tra il XIV e il XVII secolo, dando all'insieme una configurazione articolata, con linee architettoniche su piani diseguali in un’asimmetria che ci rappresenta la lenta evoluzione del complesso ducale.
Nucleo centrale della vita politica mantovana, Palazzo Ducale divenne nel tempo anche il simbolo del gusto e della raffinatezza dei signori che l'abitavano: agli artisti più celebri del momento i Gonzaga affidarono il compito di decorare ed impreziosire quelle numerose sale.Vennero ospitati a corte Mantegna, Pisanello, Giulio Romano, Domenico Fetti, Rubens, Luca Fancelli e molti altri.
Come 'dipendenti' o come 'liberi professionisti', questi personaggi lasciarono testimonianze preziose, dipinti, affreschi e decorazioni che ancor oggi il visitatore può ammirare nella loro originale bellezza. Tra queste opere, almeno due hanno varcato per fama i confini del continente: le sinopie del Pisanello nella Sala dei Principi e la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna, in una delle torri del Castello di San Giorgio. Quest’ultima, la 'Camera picta', come la chiamò il suo autore fu affrescata in Castello tra il 1465 e il 1474 è un capolavoro assoluto, al quale l'artista affidò anche il suo autoritratto, individuato tra i fregi floreali di un pilastro.
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Gli sposi rappresentati, Ludovico e Barbara di Brandeburgo, sono circondati dai figli, i parenti, i dignitari, l'imperatore Federico III d'Asburgo, re Cristiano I di Danimarca. Le pareti si animano d'una folla di personaggi, con cavalli e cani. Sullo sfondo invece si vedono paesaggi immaginati di una Roma classica, archeologica. Al centro della volta, appaiono cielo e nuvole attraverso un oculo dal quale s'affacciano volti, amorini ed un pavone in audace gioco prospettico.
Accanto a Barbara di Brandeburgo, Andrea Mantegna ha raffigurato una nana. Quella presenza ha poi stimolato liberato la fantasia fino ad individuare nella Domus Nova della Reggia un Appartamento dei Nani, con micro ambienti e perfino la cappellina, collegati da tre scale al sottostante giardino. Per gli storici, tuttavia, si tratta di una riproduzione in miniatura della Scala Santa di San Giovanni in Laterano, a Roma, realizzata all'inizio del '600.
I Gonzaga tenevano in gran conto i cavalli ma amavano anche i cani: curiosa testimonianza, nell'ala che dà sul lago Inferiore, il Cortile dei Cani, pensile, con una lapide in memoria di 'Oriana cagnolina celeste'.
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